L’ipotesi di Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del comparto “Istruzione e Ricerca” per il triennio 2025-2027, nella sua parte economica, rappresenta un passaggio atteso da anni da tutto il personale della scuola. Dopo un lungo periodo caratterizzato da inflazione elevata e perdita del potere d’acquisto, l’attenzione si concentra inevitabilmente sugli aumenti stipendiali e sugli arretrati maturati. Le tabelle allegate consentono finalmente una lettura concreta delle cifre: non più percentuali astratte, ma importi reali che incidono – seppur in misura limitata – sulle buste paga di docenti e personale ATA.
DOCENTI
Aumenti: quanto si guadagna davvero
Dalla lettura della tabella docenti emerge un dato immediatamente evidente: gli aumenti sono strutturati in modo progressivo, con una crescita distribuita tra il 2025, il 2026 e il 2027, anno in cui si raggiunge il regime. L’incremento non è uniforme, ma varia in base all’anzianità di servizio. Questo significa che il sistema continua a essere fortemente legato alla progressione per scatti, senza introdurre elementi innovativi nella struttura retributiva. Nel concreto, a regime (2027), si registrano incrementi mensili lordi che:
A questi importi si aggiunge una piccola quota legata alla Retribuzione Professionale Docente (RPD), aumentata dal 2027 e pari a pochi euro mensili (circa 5–8 euro), che incide in modo marginale sull’incremento complessivo. Se però si passa dal lordo al netto – elemento fondamentale per comprendere l’impatto reale – gli aumenti risultano sensibilmente ridimensionati. In molti casi si tradurranno in incrementi effettivi tra i 60 e i 100 euro netti mensili, cifre che, nel contesto economico attuale, appaiono insufficienti a compensare l’aumento del costo della vita.
Arretrati: una compensazione parziale
Un elemento che attira particolare attenzione è quello degli arretrati. Le tabelle indicano che, ipotizzando il pagamento a luglio 2026, i docenti percepiranno importi variabili:
Questi arretrati derivano dalla somma di più componenti:
È importante sottolineare che si tratta di somme lorde una tantum, che non incidono strutturalmente sullo stipendio futuro.
Una lettura critica: cosa non cambia
Se si osservano i dati con attenzione, emergono alcune criticità di fondo. La prima riguarda la mancata compensazione dell’inflazione. Negli ultimi anni il potere d’acquisto degli stipendi dei docenti è stato fortemente eroso. Gli aumenti previsti dal contratto, pur rappresentando un recupero parziale, non colmano il divario accumulato. La seconda riguarda la struttura retributiva, che resta sostanzialmente immutata. Non si interviene in modo significativo sulla valorizzazione della professione docente, né si introducono meccanismi capaci di riconoscere in modo più incisivo il lavoro svolto.
PERSONALE ATA
Aumenti e struttura delle retribuzioni
La situazione del personale ATA, come emerge dalla tabella dedicata, presenta alcune differenze rispetto a quella dei docenti, pur muovendosi nello stesso quadro generale. Anche in questo caso gli aumenti sono progressivi e raggiungono il loro valore massimo nel 2027. Tuttavia, la struttura retributiva appare più articolata, grazie alla presenza di componenti accessorie specifiche. Gli incrementi mensili lordi a regime risultano:
A questi importi si aggiunge una piccola quota legata alla Compenso Individuale Accessorio (CIA), aumentata dal 2027 e pari a pochi euro mensili (circa 5–8 euro), che incide in modo marginale sull’incremento complessivo.
Arretrati e una tantum
Anche per il personale ATA sono previsti arretrati, con importi che oscillano:
A questi si aggiunge una misura ulteriore: una “una tantum” di 110 euro, prevista per gennaio 2027. Questa somma, tuttavia, ha una natura chiaramente non strutturale. Non incide sulla base stipendiale, né ha effetti sul trattamento pensionistico o sulle progressioni future.
UNA LETTURA COMPLESSIVA
Tra recupero parziale e limiti strutturali
Mettendo a confronto i dati relativi a docenti e ATA, emerge un quadro complesso ma coerente. Da un lato, il contratto introduce finalmente aumenti attesi da tempo e consente di recuperare almeno in parte il terreno perso. Gli arretrati rappresentano una boccata d’ossigeno, soprattutto per chi si trova nelle fasce più alte. Dall’altro lato, però, si evidenziano limiti strutturali che non possono essere ignorati. Gli aumenti:
In particolare, continua a mancare una valorizzazione adeguata della funzione docente, che resta una delle meno retribuite nel panorama europeo a fronte di responsabilità crescenti.
CONCLUSIONI
Un contratto che non cambia davvero il sistema
Nel complesso, il CCNL 2025-2027 si presenta come un contratto che interviene sul piano economico senza incidere in modo significativo sulla struttura del sistema. Gli aumenti ci sono, ma sono moderati. Le innovazioni sono limitate e non incidono sulla valorizzazione complessiva del personale. Rimane quindi aperta una questione centrale: quella della necessità di un intervento più ampio e strutturale, capace di restituire dignità economica e riconoscimento professionale a tutto il personale della scuola. In assenza di questo salto di qualità, il rischio è che anche questo contratto venga percepito come un’occasione mancata, utile a tamponare nell’immediato ma insufficiente a costruire una prospettiva di lungo periodo.
In allegato le tabelle con gli aumenti